Prevenire la violenza in un paese ‘pacifico’: il caso della Tanzania

Prevenire la violenza in un paese ‘pacifico’: il caso della Tanzania

La Tanzania è un buon esempio di come la prevenzione sia cruciale anche in paesi che sono considerati stabili. Il Global Peace Index elenca la Tanzania al 64° posto tra i paesi più pacifici al mondo (tra i 162 considerati) e tra i 10 più pacifici in Africa. Nonostante ciò, alcuni segnali mostrano che la prevenzione di diverse forme di violenza in un contesto come questo può avere un impatto. Gli esempi legati alla violenza elettorale e all’estremismo violento (EV) posso aiutare a capire meglio.

A ottobre 2015 i tanzaniani sono andati alle urne per le quinte elezioni multipartito nella storia del paese. Le elezioni hanno visto John Magufuli dello storico partito di governo Chama Cha Mapinduzi (CCM) contrapporsi a diversi candidati, trai quali il primo ministro Edward Lowassa. CCM ha vinto le elezioni, svolte in gran parte in modo pacifico, ma non sono mancati problemi. Lowassa ha rifiutato di accettare l’esito elettorale, mentre a Zanzibar il voto è stato annullato dopo che le elezioni nella regione sono state contrassegnate da focolai di violenze. Otto componenti del partito di opposizione Chadema sono poi stati arrestati e multati per aver pubblicato dati inappropriati e non verificati su Twitter e Facebook. La polizia ha anche perquisito la sede del Consorzio d’Osservazione Elettorale della Società Civile Tanzaniana” accusata di raccogliere e diffondere i risultati elettorali. Le elezioni nelle isole sono state ripetute nelle isole a fine marzo scorso, ma sono state boicottate dall’opposizione, lasciando spazio per futuri risentimenti. Questi problemi legati al processo elettorale hanno confermato le paure di molti che il partito di governo è determinato a reprimere il dissenso riducendone la percezione nei media e nella società civile.

Sull’estremismo violento in Tanzania, secondo l’esperto tanzaniano Salim O. Hamad la situazione non è così critica come in altri stati africani, ma i rischi stanno crescendo velocemente. Hamad segnala in particolare deli indicatori di EV che se non affrontati allo stato embrionale possono presumibilmente esplodere. Per esempio, sulle relazioni tra musulmani e cristiani, storicamente tese in Tanzania, crede che “ci sono posti dove i musulmani insultano i cristiani e viceversa. Dobbiamo tenere la situazione sotto controllo prima che peggiori”. Queste tensioni trovano supporto nella crescita di gruppi che giustificano la violenza, come l’organizzazione islamista Uamsho a Zanzibar. Quindi, “il governo deve prestare attenzione a gruppi non coordinati, perché non farlo potrebbe portare a estremismi violenti nel paese”.

In risposta alle sfide appena presentate, l’ONG internazionale Search for Common Ground (SFCG) ha implementato il progetto “Promoting Healthy State-Citizen Relations in Africa”. Il progetto cerca di passare da relazioni governo-società civile prevalentemente di scontro a dinamiche incentrate sul comune lavoro a questioni di reciproco interesse o preoccupazione, mantenendo l’integrità nei rispettivi ruoli. Aiutando la società civile a impegnarsi in modo costruttivo con governo su questioni critiche a livello nazionale o locale, SFCG e i suoi partner locali (per esempio, il coordinamento TANGO) mira a creare modelli positivi all’interno del paese.

AP ha recentemente completato la valutazione finale di questo progetto, mostrando che questo impegno può davvero avere un impatto molto positivo nel ridurre i conflitti e nel migliorare la governance. Il progetto ha già avuto un impatto a Zanzibar, dove alcuni partner locali hanno avuto un ruolo nel ridurre le tensioni e nel creare spazio di dialogo tra il governo e la società civile. Un politico all’opposizione coinvolto nel progetto, per esempio, ha incoraggiato e coinvolto alcuni giovani durante gli scontri a evitare approcci violenti e a utilizzare altri metodi per protestare.

Il progetto di SFCG ha mostrato che, anche in paesi considerati pacifici, relazioni negative tra la società civile e il governo possono portare a conflitti violenti. Supportare il dialogo costruttivo tra le istituzioni politiche e le organizzazioni della società civile rimane quindi necessario ed è possibile attraverso reciproca fiducia, trasparenza e responsabilità. E’ necessario anche costruire le capacità dei leader della società civile nella negoziazione, nella costruzione del consenso, e nell’advocacy costruttiva. E’ una lunga strada, ma è fondamentale per prevenire la violenza, in Tanzania come in altri paesi.

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