Sviluppare la ricerca sulle organizzazioni giovanili attive nel peacebuilding

Sviluppare la ricerca sulle organizzazioni giovanili attive nel peacebuilding

Gli ultimi anni hanno evidenziato un aumento dell’attenzione al ruolo decisivo che le giovani donne e i giovani uomini possono svolgere nel peacebuilding.

Molti giovani stanno fondando movimenti, reti e organizzazioni per la costruzione della pace e la trasformazione dei conflitti, divenendo spesso gli attori principali nel lavoro di sviluppo delle comunità dal basso. Riconoscendo quindi che i giovani possano svolgere un lavoro importante su tali temi, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato all’unanimità la Risoluzione 2250 su giovani, pace e sicurezza. La Risoluzione stabilisce linee guida per gli Stati, per l’ONU e per la società civile, al fine di garantire una partecipazione giovanile attiva, sistematica e significativa nei diversi soggetti impegnati nel settore della pace e della sicurezza.

La Risoluzione evidenzia tuttavia che esiste una grave mancanza di informazioni sulle attività e i risultati ottenuti dei giovani come attori di peacebuilding. Per questa ragione, Il Consiglio di Sicurezza ha commissionato, sotto l’egida della Risoluzione, uno studio sull’impatto dei giovani nella costruzione della pace. Nel 2016 è stato quindi condotto uno studio globale su giovani, pace e sicurezza, con l’obiettivo di sostenere la raccolta di dati, di fornire informazioni e di proporre risposte efficaci ai soggetti attivi nel settore, e più in generale nel campo dello sviluppo e dell’assistenza umanitaria. Lo studio è stato condotto con un sondaggio rivolto a organizzazioni giovanili che lavorano su pace e sicurezza, sulla piattaforma youthpeace.info, con versioni offline disponibili per le organizzazioni. Il rapporto finale  ha analizzato dati di quasi 400 organizzazioni qualificate e presenta l’insieme delle attività, dei risultati dei punti di forza e di debolezza delle organizzazioni guidate da giovani.

Il sondaggio rileva che le organizzazioni giovanili, pur operando in contesti a rischio come in conflitti armati in corso, in assenza di relazioni di fiducia con i governi locali e con manipolazioni diffuse, sono impegnati in notevoli sforzi per il raggiungimento della pace e hanno raggiunto risultati significativi.

Tali risultati includono l’integrazione di giovani nel processo decisionale nazionale e internazionale; la prevenzione della violenza nelle loro comunità (compresa la prevenzione dell’affiliazione dei giovani in gruppi estremisti), la creazione di opportunità lavorative formali e informali.

La maggior parte delle organizzazioni giovanili opera con finanziamenti limitati: la metà di esse ha un budget annuale inferiore a 5.000 dollari. Tuttavia, nonostante le differenze tra i finanziamenti, si riscontra una tendenza comune nel tipo di attività realizzate dalle organizzazioni, come formazione, capacity building, advocacy per l’inclusione dei giovani nei processi decisionali formali e informali, l’organizzazione di eventi, e la realizzazione di progetti di coesione sociale. A causa delle disparità di finanziamento, la durata e l’impatto di tali attività possono variare da evento unico a progetti pienamente strutturati.

Dati i livelli di finanziamento, le organizzazioni giovanili hanno riportato di lavorare con il 97% dello staff non retribuito o volontario, e di affidarsi prevalentemente sulle donazioni e sui propri membri per sostenere le attività. Si rivolgono ai giovani come ai membri delle loro comunità rilevanti per il settore, come istituzioni locali e nazionali. L’età media dei leader tra giovani uomini e donne è rispettivamente di 29 e 28 anni.

Il sondaggio ha rilevato inoltre che i principali punti di forza consistono nella capacità di mobilitare giovani e comunità, di creare una struttura organizzativa aperta fondata sula fiducia, sui valori e sul senso di appartenenza a una visione comune.

Alla domanda riguardante le necessità, si è avuta conferma che alle organizzazioni giovanili è necessaria maggiore formazione e capacity building per monitorare le loro attività, oltre ai finanziamenti, a una piattaforma per sviluppare relazioni, partnership, informazioni ed esposizione a tutti i livelli.

E’ quindi fondamentale investire nel settore, e riconoscere che le organizzazioni giovanili sono un soggetto chiave nel peacebuilding. Tra le raccomandazioni, in particolare:

  • L’investimento deve essere innovativo, con sistemi di finanziamento idonei a funzionare per organizzazioni costruite sulla fiducia; I fondi dovrebbero andare oltre piccolo quote di finanziamento; un dibattito con organizzazioni giovanili per comprendere le loro necessità dovrebbe precedere le decisioni sui finanziamenti.
  • Al momento, non ci sono metodi condivisi per valutare la partecipazione giovanile al peacebuilding. E’ necessario un accordo generale tra policy-maker e practitioner con l’obiettivo del coinvolgimento dei giovani nel peacebuilding.
  • Infine, devono essere sostenute e sviluppate partnership con i giovani.

In conclusione, i risultati del sondaggio forniscono la prima panoramica globale sulle organizzazioni giovanili attive nel settore della pace e della sicurezza. Il sondaggio è anche un punto di partenza per ulteriori ricerche per raccogliere dati sul contributo di tali organizzazioni al peacebuilding.

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