Un modello per il contrasto all’estremismo violento in Kenya

Un modello per il contrasto all’estremismo violento in Kenya

Nella regione dell’Africa orientale, il Kenya è uno dei paesi più colpiti dai fenomeni di estremismo violento e radicalizzazione. Le cause scatenanti degli attentati terroristici in Kenya sono varie e dipendono da diversi fattori, come per esempio la crescita economica con elevate diseguaglianze, conflitti sociali e religiosi, la vicinanza con la Somalia. La rilevanza e la persistenza dell’estremismo violento, tuttavia, è alimentato anche dalle rotture nelle relazioni tra le parti sociali, in particolare fra le comunità e le forze di polizia. In una situazione del genere, possono azioni di peacebuilding contribuire al contrasto dell’estremismo violento?

A settembre 2018, l’Agenzia per il Peacebuilding (AP) ha completato la valutazione di un progetto intitolato Inuka! Community-Led Security Approaches to Violent Extremism in Coastal Kenya”. Realizzato da Search for Common Ground, l’iniziativa mirava a ricostruire le relazioni di fiducia e collaborazione fra le diverse comunità per prevenire la radicalizzazione e l’estremismo violento nelle aree costiere del Kenya. La valutazione di AP ha riscontrato che la rottura delle relazioni ha rappresentato un ostacolo nel contrasto alla radicalizzazione, e che il progetto di Search for Common Ground è stato in grado di ristabilire e rafforzare la fiducia fra le comunità e le forze di polizia, elemento cruciale per contrastare l’estremismo violento nell’area.

Le comunità nell’area costiera del Kenya hanno vissuto storicamente un rapporto di tensione con le forze di sicurezza. La mancanza di fiducia è stata altamente influenzata dal comportamento della polizia nei confronti dei membri delle comunità, come osservato dal Rapporto della Task Force Ransley del 2009, e continua a essere problematico anche oggi. La stessa situazione è riflessa in diversi altri Paesi africani, dove le forze di polizia sono un prodotto della storia coloniale. Il sistema tradizionale coloniale prevedeva infatti forti misure coercitive e la soppressione della resistenza civile. La polizia era uno strumento dei governi coloniali per minacciare e umiliare la popolazione locale, e per assicurare disciplina e obbedienza.

La polizia in Kenya è stata accusata di essere gravemente coinvolta in episodi di corruzione, di abuso di violenza e di impunità. Fra gli abusi riportati, ci sono anche state accuse di rapimenti e sparizioni forzate. Questo non ha solo danneggiato la relazione fra comunità e forze di polizia, ma è stato anche un tema sfruttato da terroristi e estremisti per radicalizzare la popolazione locale e organizzare attacchi.

Uno studio condotto prima del progetto Inuka! ha riscontrato che l’83% dei membri delle comunità dell’area costiera del Kenya non ha fiducia nella polizia. Quando la radicalizzazione e il reclutamento da parte di gruppi estremisti come Al-Shabaab e il Consiglio Repubblicano di Mombasa (Mombasa Republican Council, o MRC) era al massimo livello, la maggioranza della popolazione riteneva che la brutalità delle forze di sicurezza era una motivazione chiave per le persone che si univano a questi gruppi. Da quel momento, le forze di sicurezzane sono state accusate di crimini come l’arresto e la tortura di membri della comunità, in seguito all’incapacità di detenere i veri responsabili degli atti di terrorismo. Queste azioni sono conosciute come “colpevolezza per associazione” e hanno eroso ulteriormente i rapporti fra comunità e polizia.

Il comportamento della polizia è anche un deterrente per riportare attività sospette, come la radicalizzazione, il reclutamento e gli attacchi. Una donna che ha partecipato al progetto, intervistata durante la valutazione, ha dichiarato: “ho denunciato alla polizia un vicino coinvolto nel gruppo Al-Shabaab. Pochi giorni dopo, il vicino ha bussato alla mia porta minacciandomi, e sostenendo che la polizia gli aveva rivelato la mia denuncia. Da quel momento ho paura a denunciare attività sospette alla polizia”.

In risposta alle tensioni fra comunità e polizia, Search for Common Ground ha realizzato diverse iniziative usando un approccio trasformativo di peacebuilding. Questo enfatizza un cambiamento nell’approccio conflittuale fra le parti. Una strategia utilizzata da Search for Common Ground nel progetto Inuka! è stata quindi il dialogo fra le parti sociali. In una prima fase, Search ha coinvolto le parti singolarmente, per lavorare sulle loro capacità di dialogo. In una seconda fase, Search ha poi realizzato incontri di dialogo fra le diverse parti, in cui membri delle comunità e ufficiali di polizia si ritrovavano per discturere dei problemi di sicurezza e per decidere insieme su possibili soluzioni. In un caso, nella contea di Lamu, questa strategia ha consentito di individuare una soluzione che portasse all’incontro fra pescatori locali e forze di sicurezza, che è risultato nella rimozione di un divieto di pesca notturna, un’importante causa di tensione per anni fra comunità e autorità.

In generale, la valutazione di AP ha riscontrato un miglioramento dei rapporti fra comunità e polizia, dovuto in parte alla costruzione di un visione condivisa e all’aumento di fiducia che c’è stato tra i due gruppi a seguito della condivisione di informazioni e alle iniziative di collaborazione. Un membro del governo responsabile per la sicurezza in una delle aree in cui il progetto è stato attivo,  intervistato nell’ambito della valutazione, si è trovato d’accordo con questa analisi, dichiarando: “attraverso i nostri incontri, la comunità ha collaborato di più con la polizia, e la polizia ha ricevuto più informazioni utili a fermare attacchi legati all’estremismo violento”.

L’approccio trasformativo di Search for Common Ground ha contribuito a sanare le divisioni sociali locali e ad affrontare i problemi in maniera collaborativa. Il numero di incidenti è diminuito significativamente, e per quanto diversi fattori abbiano contribuito al miglioramento della situazione, il lavoro di Search si è rivelato decisivo, e il suo approccio può costituire un modello di successo per la rispsota alla radicalizzazione e all’estremismo violento.

Anthony Sarota è un consulente indipendente, specializzato in sicurezza, terrorismo, estremismo violento e peacebuilding. Negli ultimi anni, Anthony ha lavorato nel contesto di diversi progetti di peacebuilding e lotta all’estremismo violento in Africa orientale e centrale, incluso in Kenya e Tanzania.

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