Rafforzare la resilienza dei giovani attraverso l’imprenditoria sociale nelle Filippine

Rafforzare la resilienza dei giovani attraverso l’imprenditoria sociale nelle Filippine

Quest’articolo fa parte del lavoro di AP in supporto all’implementazione dell’Agenda Giovani, Pace e Sicurezza, come questa è stata definita dalla Risoluzione 2250 (2015) del Consiglio di Sicurezza ONU. Per scoprire di più sul nostro lavoro e leggere gli articoli già pubblicati, visita questa pagina.

Nella regione autonoma del Bagnsamoro (Bangsamoro Autonomous Region in Muslim Mindanao, o BARMM), nel sud delle Filippine, più della metà della popolazione vive sotto la soglia della povertà. Questa regione è caratterizzata dalla presenza di un conflitto violento alimentato da un processo di auto-determinazione che dura da quarant’anni, il quale ha portato a livelli di educazione bassi, un alto tasso di disoccupazione, e tensioni di natura identitaria. Questi fattori hanno avuto, a loro volta, un impatto importante in particolare sui giovani, i quali non hanno una voce o un ruolo attivo all’interno delle loro comunità, o nei processi decisionali più in generale. In questa regione, i giovani sono vulnerabili sia come vittime sia come autori di violenze.

In regioni afflitte da conflitto, come il BARMM, è necessario ripensare i processi di sviluppo: ma come? Una potenziale risposta è l’imprenditoria sociale, che il British Council ha usto nel Bangsamoro coll’obiettivo di affrontare, allo stesso tempo, il conflitto, le divisioni sociali e le barriere economiche che affliggono i giovani in particolare. Questa è l’esperienza del progetto intitolato “Rafforzare la partecipazione della società civile nell’educazione e sviluppo di imprese sociali (Strengthening Civil Society Participation in Social Enterprise Education and Development, o CSO-SEED).


Cosa sono le imprese sociali? Esse sono società guidate da un obiettivo pubblico o comunitario (questo può essere sociale, ambientale, culturale o economico), che hanno la propria fonte principale di guadagno nel commercio (non donazioni o finanziamenti a fondo perduto), e che usano la maggior parte dei profitti per la propria missione sociale.


Un’analisi economico-politica completata prima dell’inizio del progetto CSO-SEED aveva rilevato che la partecipazione dei giovani alla forza lavoro del BARMM era solo del 35,1%, e che quasi un quarto delle persone tra i 15 e i 24 anni d’età non erano né a scuola né nella forza lavoro. Questi giovani, fuori dall’ambiente scolastico e con scarse competenze per entrare nel mercato del lavoro, erano (e continuano a essere) ad alto rischio di povertà e marginalizzazione, cosa che ha il potenziale di portarli alla violenza e minare la coesione sociale. L’analisi aveva anche rilevato come la povertà fosse correlata con lo spostamento forzato, che è una caratteristica proprio del conflitto di questa regione. Dal 2000 al 2012, per esempio, più del 40% delle famiglie della provincia di Mindanao centrale si sono dovute spostare almeno una volta, mentre in Maguindanao, un’altra provincia, la proporzione di famiglie dislocate è dell’82%. Le popolazioni forzatamente spostate finiscono per fare molto peggio rispetto a quelle che non hanno mai avuto una simile esperienza, in termini di nutrizione, accesso a servizi di base, e fiducia nei confronti del governo e di altri gruppi etnici o religiosi.

Il progetto CSO-SEED, sostenuto dell’Unione europea, è stato concepito per promuovere la partecipazione della società civile nel riformare le politiche sulla creazione del lavoro e sullo sviluppo d’imprese sociali nel BARMM. Il progetto ambiva a promuovere uno sviluppo economico inclusivo, a trovare soluzioni a problemi cronici (ovvero la mancanza di accesso a lavori dignitosi e gli scarsi risultati educativi), e ad aiutare comunità ancora molto divise a rimarginare le ferite del conflitto. La logica dietro al progetto era che, creando lavoro e altre opportunità, e appoggiando i giovani a reclamare la propria identità e a trovare un nuovo scopo nelle loro comunità, questo avrebbe rimosso gli incentivi che essi altrimenti hanno nell’aggregarsi a gruppi criminali o ribelli.

L’attenzione sulla imprese sociali da priorità non solo ai risultati economici, ma anche a quelli sociali, riconoscendo che entrambi sono necessari per avere stabilità. Le imprese sociali coltivano creatività, innovazione e intraprendenza, e aiutano a costruire comunità resilienti e adattabili. Nel 2017, per esempio, abbiamo completato uno studio di settore su queste imprese e trovato che negli ultimi dieci anni nelle Filippine un’impresa sociale su quattro è stata lanciata da un millennial. Questo dimostra il bisogno di dare più appoggio ai giovani interessati ad avviare delle attività commerciali. Insieme ai nostri partner abbiamo quindi lanciato una serie di attività, mirate ai giovani, sulla cittadinanza attiva, l’advocacy e lo sviluppo di imprese, il tutto per costruire una rete di giovani leader che sapessero come usare l’imprenditoria per risolvere problemi sociali.

Una di queste imprese è la Marawi Tourism Social Enterprise (MTSE). MTSE è guidata da giovani e mira a far rivivere la cultura e il turismo nella città di Marawi dopo un conflitto estremamente violento, durato cinque mesi, tra militanti ispirati da ISIS e forze governative. Il CEO di MTS, la ventiquattrenne Annas Deripsun, ammette che questa crisi ha profondamente colpito le vite e le fonti di sostentamento dei cittadini di Marawi. Per rispondere a questo, MTSE ha quindi cominciato a dare opportunità a persone internamente dislocate e a giovani fuori dalle scuole, in un momento in cui i gruppi estremisti erano particolarmente aggressivi nel reclutare persone giovani e facilmente impressionabili. “Grazie alla nostra partecipazione al progetto CSO-SEED”, dice Annas, “abbiamo imparato a lavorare insieme ad altri portatori d’interesse, ristabilendo rapporti tra la nostra comunità, il governo, il settore privato e associazioni no-profit e della società civile. Il risultato è che abbiamo contribuito a riportare la fiducia nelle nostre comunità”.

Creata in dicembre 2017, MTSE adesso conta cinque membri del personale e sei artigiani. Quest’ultimi ricevono almeno 1,000 pesos (circa 20 USD) per ogni prodotto che completano, incluso oggetti come un puzzle modellato sulle case tipiche dei Maranao, chiamate torogan. Secondo il co-fondatore di MTSE, il ventitreenne Abdulrashid Dimnang, le interazioni di MTSE con i giovani ha fatto capire come la mancanza di reddito sia una delle ragioni principali per cui essi si sentono vulnerabili: “ alla fine del giorno, loro hanno bisogno di cibo sulle loro tavole; questo è molto semplice”. Abdulrashid aggiunge poi che in una sessione di riflessione alcuni partecipanti hanno affermato che se solo ci fossero state opportunità come queste prima, allra forse il conflitto a Marawi non ci sarebbe stato.

L’esperienza del progetto CSO-SEED mostra che la partecipazione dei giovani è un principio critico per rendere i processi di governance e sviluppo più efficaci e sensibili ai bisogni e interessi dei giovani. Per arrivare a questo è importane che l’approccio basato sull’imprenditoria sociale veda la povertà, e altre problematiche sociali, come una questione legata ai diritti umani. Solo così si può arrivare a dare la giusta attenzione al bisogno di rispondere alle molteplici cause dietro all’esclusione, all’estremismo violento e alla mancanza di opportunità economiche.

Maria Angel Flores è Head of Society, Philippines, e East Asia Regional Business Manager per il British Council. Dal 2014 Maria Angel guida e gestisce tutte le attività del British Council sulle tematiche relative alla società civile, l’imprenditoria sociali e il peacebuiding.

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