Il dialogo tra i giovani: Un modo per prevenire la violenza in Burundi

Il dialogo tra i giovani: Un modo per prevenire la violenza in Burundi

Quest’articolo fa parte del lavoro di AP in supporto all’implementazione dell’Agenda Giovani, Pace e Sicurezza, come questa è stata definita dalla Risoluzione 2250 (2015) del Consiglio di Sicurezza ONU. Per scoprire di più sul nostro lavoro e leggere gli articoli già pubblicati, visita questa pagina.

Il Burundi è stato devastato da una serie di conflitti socio-politici fin dalla sua indipendenza, nel 1962. In questi conflitti i giovani hanno sempre giocato un ruolo importante. Nel 1972, dopo che un gruppo ribelle di origine Hutu compì vari attacchi contro civili di origine Tutsi nel sud e nel sud-ovest del paese, ci fu una grande repressione di Hutu da parte dell’esercito, che era a maggioranza Tutsi, della polizia e dei Giovani Rivoluzionari Rawagasore, allora affiliati al partito di governo in carica, lo Union for National Progress (UPRONA). Questa repressione colpì principalmente l’élite Hutu, compresi uomini d’affari, politici, ufficiali dell’esercito e della polizia nonché studenti universitari e delle scuole secondarie. Nel 1993, dopo l’assassinio del presidente Ndadaye Melchior nel 1993, un importante leader Hutu, gruppi Hutu massacrarono i loro vicini Tutsi, in un atto di vendetta. In risposta ci fu un’ulteriore repressione da parte dell’esercito, sostenuto dalla milizia giovanile Tutsi nota come “Sans Echecs” (“quelli che non falliscono mai”), che uccise migliaia di Hutu in tutto il paese.

Gli accordi di pace di Arusha, siglati nel 2000, misero fine al conflitto civile, e anche la violenza da parte dei giovani cessò temporaneamente. Tuttavia, a cominciare dalle elezioni del 2010, le violenze sono ricominciate, coinvolgendo i membri più giovani di entrambi partiti politici, sia come vittime che come responsabili. Nel 2015 e oggi, mentre i cittadini del Burundi si stanno preparando per le elezioni presidenziali del 2020, ci sono stati vari casi in cui gruppi di giovani sono stati pagati per molestare e intimidire oppositori al loro partito con promesse di impiego e altri benefici. I giovani “si sono trovati al centro della violenza che è stata successa prima, durante e dopo le elezioni.”

I giovani burundesi hanno dovuto affrontare decenni di indottrinamento e manipolazione, e questo ha portato, oggi, a una mancanza di un sistema capace di aiutarli a fronteggiare i conflitti del passato. È in questo contesto che, dal 2012, il Conflict Alert and Prevention Center (CENAP), un’ONG attiva in Burundi dal 2002, ha organizzato dialoghi tra le ali giovanili dei diversi partiti politici. Questi dialoghi sono volti a prevenire e affrontare la violenza tra i giovani nonché a promuovere la riconciliazione, soprattutto prima, durante e dopo le elezioni.

I gruppi di dialogo coinvolgono circa 40 membri (con rappresentanti di diversi gruppi politici ed etnici e con diverse identità di genere), che si riuniscono per parlare di questioni controverse che hanno in passato portato a, o perpetuato, conflitti e violenze. I gruppi di dialogo organizzati finora sono stati un’opportunità per identificare gli ostacoli alla pace, discutere problemi e trovare soluzioni. I partecipanti ai dialoghi hanno anche preso parte a delle formazioni, per aiutarli a gestire meglio le questioni trattate durante gli incontri. I temi della formazione hanno incluso la prevenzione e risoluzione dei conflitti, la convivenza pacifica e la comunicazione non violenta. Secondo lo staff di CENAP, “le sessioni di formazione sono state occasioni per i leader dei gruppi giovanili di conoscersi, di costruire relazioni che andassero oltre le affiliazioni di partito, e di scambiare i numeri di telefono”. Per esempio, da quando hanno creato gruppi WhatsApp, i giovani partecipanti a Bubanza (Ovest), Cibitoke (Nord-Ovest) e Muyinga (Nord-Est) hanno testimoniato che ora possono scambiare informazioni in tempo reale e ridurre gli incidenti tra le ali giovanili dei loro partiti politici, incidenti che altrimenti potrebbero portare alla violenza.

Con i gruppi di dialogo, i giovani partecipanti hanno anche potuto pianificare eventi culturali e sportivi in cui disseminano messaggi di pace e riconciliazione. Questi stessi messaggi vengono espressi durante attività organizzate con membri della comunità e con altri giovani. A Rumonge, ad esempio, un gruppo di giovani partecipanti ai dialoghi hanno recentemente lavorato per ripristinare una strada che era stata distrutta da forti piogge.

Mentre i burundesi si stanno preparando per le elezioni del 2020, sono stati già rilevati nuovi casi di violenza tra i giovani, che è necessario affrontare tempestivamente se si vogliono prevenire ulteriori danni. Un tipo di attività che si è rivelata efficace a questo fine negli ultimi tempi è di mettere insieme i membri più giovani di una comunità per permettergli di organizzare attività mirate alla collettività. Un esempio viene dalla provincia di Muyinga (una provincia con casi di comportamento ostile e persino violenza tra i giovani prima e dopo le elezioni del 2015), dove un leader di un gruppo di giovani politicamente affiliati al partito al governo è stato accusato di maltrattare membri dell’opposizione. Tuttavia, dopo aver partecipato alla celebrazione della Giornata della Pace nel villaggio di Gitega (nel centro del Burundi), questa persona si è preso la responsabilitaà di promuovere la pace e la riconciliazione tra i giovani della sua provincia. Ritornato a Muyinga, ha quindi invitato giovani rappresentanti da diversi partiti politici a un incontro che si è concluso con la redazione di una lettera in cui veniva chiesto a CENAP di iniziare un gruppo di dialogo. Questo leader è ora conosciuto come il principale promotore della riconciliazione tra i giovani di diversi partiti politici provinciali.

In un’altra provincia, Bubanza, il lancio di un gruppo di dialogo tra persone politicamente opposte ha permesso a due giovani, uno appartenente al partito di governo e l’altro a quello di opposizione, ciascuno di un gruppo etnico diverso, di superare l’ostilità reciproca. Durante le attività del gruppo di dialogo, i due si sono, infatti, talmente avvicinati da fondare una società insieme. Nel 2015, il giovane del partito di opposizione ha partecipato a manifestazioni contro il presidente Pierre Nkurunziza. Quando la situazione nel paese è ulteriormente peggiorata, ha quindi pensato di fuggire, senza tuttavia riuscirci. Fortunatamente, la sua controparte nel gruppo di dialogo lo ha aiutato a uscire dal paese, e quando poi la situazione si è stabilizzata, lo ha anche aiutato a rimpatriare. Questa storia a lieto fine mostra non solo il potenziale dell’iniziativa nel contribuire a cambiare livello individuale, ma anche a livello interpersonale e comunitario.

Come questo articolo evidenzia, i dialoghi tra le ali giovanili dei diversi partiti politici hanno avuto successo nel cambiare la percezione che i giovani hanno gli uni degli altri, incoraggiando la comunicazione e le costruzioni di relazioni positive. L’esperienza di questi gruppi dimostra che il dialogo rimane uno strumento potente per produrre un cambiamento in qualsiasi comunità, sia a livello individuale che a livello nazionale. Il dialogo ha, infatti, contribuito a ridurre le tensioni tra i giovani dei diversi partiti politici, permettendo loro di diventare agenti di pace laddove prima si rendevano a tutti gli effetti promotori di conflitto. Questo risultato positivo potrebbe anche essere realizzato in altri paesi che affrontano sfide simili, dato che le caratteristiche dei gruppi di dialogo sono necessarie per arrivare alla riconciliazione e ad una comunità libera dalla violenza.

Nkeshimana Tatien è un ricercatore presso il Conflict Alert and Prevention Center (CENAP) e un peacebuilder con esperienza in contesti di conflitto e post-conflitto, principalmente in Burundi e nella regione dei Grandi Laghi, e nel promuovere dialoghi locali per la pace e la riconciliazione.

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