Quanto sono efficaci le piattaforme digitali per contrastare l’estremismo violento tra i giovani?

Quanto sono efficaci le piattaforme digitali per contrastare l’estremismo violento tra i giovani?

Quest’articolo fa parte del lavoro di AP in supporto all’implementazione dell’Agenda Giovani, Pace e Sicurezza, come questa è stata definita dalla Risoluzione 2250 (2015) del Consiglio di Sicurezza ONU. Per scoprire di più sul nostro lavoro e leggere gli articoli già pubblicati, visita questa pagina.

Questo articolo parla di come iniziative digitali possano rafforzare il ruolo dei giovani nel prevenire l’estremismo violento in Giordania. Nel presentare l’esperienza di Proximity International, vogliamo rispondere a tre domande principali: come può la creazione  di piattaforme digitali per la prevenzione dell’estremismo violento creare un ambiente favorevole per l’impegno dei giovani ? Quali criteri di selezione dei partecipanti aumentano l’efficacia di progetti digitali? Infine, è possibile valutare l’efficacia degli interventi a breve termine nel generare un cambiamento comportamentale tra i loro partecipanti?

L’estremismo violento non è nuovo in Giordania. È dalla  metà degli anni novanta, infatti, che il paese è diventato terreno fertile per l’ideologia salafita jihadista. La primavera araba e lo scoppio del conflitto in Iraq e in Siria hanno poi offerto ai jihadisti salafiti l’opportunità di reclutare nuovi membri e di diffondere le loro idee in tutta la regione. Detto questo, i profili delle persone che tendono ad avvicinarsi  gruppi estremisti in Giordania sono di vario tipo. Ad Amman e nei suoi dintorni, l’estremismo attira persone da classi medie e basse, ma anche da gruppi istruiti, inclusi studenti e insegnanti. Nelle zone rurali di Zarqa, invece, gli estremisti vengono da contesti socioeconomici poveri, senza istruzione universitaria o lavoro. La famiglia, gli amici, i compagni di prigione e altri conoscenti rimangono i canali  primari di radicalizzazione al momento. E poiché l’88% dei giordani è su Facebook, internet offre a quelli che sono già radicalizzati un ottimo accesso a messaggi estremisti, fornendo anche un  collegamento con reclutatori.

In risposta a questa nuova dinamica, molte iniziative che mirano a prevenire l’estremismo violento si sono  recentemente concentrate sulle piattaforme digitali e le comunità virtuali. Questo è il caso di un progetto di cui Proximity International ha recentemente completato la valutazione finale, e che aveva come obiettivo di il coinvolgimento dei giovani attraverso la creazione di contenuti multimediali (come video, articoli e post da condividere su YouTube e altri social media) capaci di promuovere una cultura di pace. Il progetto, Il progetto era limitato in s, di piccola scala, inizialmente puntava a coinvolgere beneficiari di età inferiore ai 30 anni, compresi quelli che venivano da contesti socio-economici vulnerabili. I beneficiari sono stati scelti attraverso un processo di selezione aperto e pubblicizzato principalmente online (incluso attraverso annunci a pagamento) ma anche tramite passaparola. Le candidature sono state quindi giudicate in base alla motivazione, alla disponibilità e alla distanza tra il luogo di residenza della persona candidata e il luogo del progetto. Partecipanti selezionati hanno poi ricevuto una formazione su come fare ricerca, sulla scrittura creativa e la produzione di video, e hanno imparato a identificare i discorsi di incitamento all’odio disseminati online. I seminari interattivi sono anche serviti per familiarizzare alla coesistenza pacifica (incluse le idee di tolleranza e diversità). I tutor forniti dall’organizzazione hanno assicurato che tutti i partecipanti potessero ricevere consigli dopo la formazione. 

La valutazione del progetto è  un’opportunità di conoscere le sfide che devono affrontare le piccole iniziative che decidono di focalizzarsi sulle narrazioni digitali di un tema, quello della prevenzione dell’estremismo violento, in rapida evoluzione. La valutazione ha rilevato, ad esempio, che l’iniziativa ha avuto successo nel a cambiare il modo in cui i giovani vedono il proprio ruolo, aumentando la loro capacità di agire in modo indipendente e di fare scelte libere. Questo risultato è stato raggiunto attraverso i corsi di formazione interattivi, che erano incentrati su di un approccio partecipativo e includevano discussioni approfondite e accompagnate da un tutoraggio continuativo. Ciò ha permesso ai partecipanti di sperimentare una crescita personale che ha avuto un impatto positivo sulla loro autostima, aumentando la fiducia in se stessi e talvolta anche il loro status sociale. In particolare, l’esperienza di sviluppare contenuti digitali sembra essere stata cruciale per alimentare  l’entusiasmo dei partecipanti e aumentare le loro capacità di pensare in modo critico.

In questo modo, il progetto ha creato relazioni sia verticali (tra tutori  e partecipanti) sia orizzontali (tra i partecipanti stessi), che hanno contribuito a promuovere un maggiore coinvolgimento tra i giovani che partecipavano al progetto. La piattaforma digitale, tuttavia, non sembra aver avuto un ruolo importante nel lungo periodo, anche se aveva il potenziale per farlo. Le sfide principali sono state la portata limitata del sito web del progetto e l’assenza di un sistema per monitorare il coinvolgimento degli utenti online. Di conseguenza, i partecipanti si sono sentiti inascoltati, il che ha creato frustrazione. Le informazioni raccolte indicano come la frustrazione (che rimane troppo spesso un risultato  inesplorato, sottovalutato e involontario di un progetto come questo), può anche, e inavvertitamente, contribuire alle percezioni di esclusione politica e sociale nel lungo periodo.

La valutazione ha anche dato modo di esplorare la relazione tra la selezione dei partecipanti e l’efficacia di progetti digitali. Proximity crede che l’efficacia di progetti di prevenzione all’estremismo violento che si focalizzano sulla produzione di contenuti digitali vada di pari passo con il livello delle competenze tecniche dei partecipanti. Negli interventi a breve periodo, dare priorità alle competenze tecniche  di produzione audio-visiva , rispetto alle vulnerabilità socio-economiche sembra essere una strategia più efficace per selezionare partecipanti. I giovani esperti di tecnologia che non richiedono formazione tecnica per iniziare a produrre contenuti contro l’estremismo violento saranno capaci, infatti, di un maggiore contributo individuale nel breve periodo dato che per loro è più facile abbracciare concetti acquisiti di recente e di rifletterli  nel loro lavoro digitale. La domanda chiave, tuttavia, è: queste persone produrranno contenuti fino alla fine del progetto se si troveranno davanti a difficoltà come la perdita del lavoro? In questo caso, una selezione basata sulla vulnerabilità socioeconomica potrebbe in alcuni casi aumentare la probabilità, ma non assicurare, che i giovani coinvolti in un progetto continuino il loro lavoro anche una volta che questo finisca.

Inoltre, è importante distinguere tra l’efficacia interna del progetto e quella esterna. Mentre i criteri di selezione tecnica possono aumentare la prima, la seconda  dipende da come il progetto garantisce che quelli che cercano contenuti radicali online si imbattono nelle narrative alternative prodotte dal progetto, e se questi messaggi finiscano per suscitare il loro interesse. Sotto questo punto di vista, è importante sottolineare che la prevenzione dell’estremismo violento e la promozione della convivenza pacifica non sono la stessa cosa. Questo è, tuttavia, una differenza che  va oltre lo scopo di questo articolo, anche se merita ulteriori ricerche per i progetti di prevenzione all’estremismo violento .

Infine, per quanto riguarda la misurazione dell’efficacia degli interventi a breve periodo, questo progetto ha cercato di instillare un cambiamento a due livelli: in primo luogo, ha provato ad aumentare il livello di pensiero critico tra i partecipanti per permettere loro di produrre contenuti capaci di contrastare con efficacia l’estremismo violento; e in secondo luogo, ha cercato di ottenere un risultato simile tra il pubblico esterno, attraverso l’esposizione al contenuto prodotto. Tuttavia, mentre valutare il cambiamento di opinioni, mentalità e comportamenti tra i partecipanti è difficile, misurarlo tra il pubblico esterno è un compito quasi impossibile visto come i giovani  sono costantemente bombardati da dai media. Negli interventi a lungo periodo il modo migliore per misurare questo tipo di cambiamenti è quindi attraverso degli studi longitudinali. Detto questo, in progetti a breve periodo come quello che Proximity ha valutato, è possibile usare diverse tecniche che ci hanno permesso di capire retrospettivamente le percezioni dei partecipanti. Questo è stato utile per identificare i risultati, ma comporta anche il rischio di avere delle informazioni, quelle ottenute dai partecipanti, pregiudiziate a favore del progetto stesso. Dove possibile, raccomandiamo quindi di disporre di una valutazione di base e una finale, per cogliere meglio tali cambiamenti.

In conclusione, non c’è un consenso su quali siano esattamente i fattori attraggono i giovani a estremismo violento. Mentre i social media facilitano la diffusione dell’ideologia salafita jihadista in Giordania, Proximity non ha trovato prove sull’efficacia di un progetto, come quello valutato, nel raggiungere e influenzare coloro che altrimenti sarebbero esposti a contenuti violenti online. Riconoscendo l’impatto positivo che una modalità di formazione partecipativa ha sul coinvolgimento dei giovani, la nostra conclusione è che le piattaforme digitali possano supportare questo risultato, ma solo se accompagnate da criteri ben definiti riguardo al pubblico da raggiungere e da attività di monitoraggio sia dei livelli di consapevolezza sia delle reazioni degli  spettatori. Affinché il coinvolgimento dei giovani sia sostenibile, è in altre parole importante che i partecipanti sappiano che i loro messaggi vengono ascoltati. I giovani devono anche poter disporre di canali per esprimersi dopo la fine del progetto: una strategia su questo fronte può includere la creazioni di rapporti tra i partecipanti e altre iniziative dal basso con modalità e finalità simili. Pensiamo inoltre che dare la priorità ai partecipanti esperti di tecnologia con una bassa vulnerabilità socioeconomica possa aumentare l’efficacia e la sostenibilità del progetto. Riguardo alla misurazione del cambiamento comportamentale, ciò richiede in definitiva più tempo, un aspetto che chi si occupa di monitoraggio e di valutazione deve tenere in conto in futuro.

Saagarika Dadu è una ricercatrice e specialista sul Medio Oriente che lavora nel settore umanitario e dello sviluppo. È direttrice dei programmi presso Proximity International, un’organizzazione di ricerca applicata, monitoraggio e valutazione. L’ultimo articolo di Saagarika, “L’impatto di genere del conflitto in Iraq sulle donne affiliate all’IS“, è stato pubblicato sul blog della London School of Economics dedicato all’Agenda Donne, Pace e Sicurezza nel marzo 2019.

Aleksandra Lasota è una ricercatrice specializzata nella ricostruzione post-conflitto e una professionista che si occupa di migrazione, stabilizzazione e sviluppo nel Medio Oriente. È una consulente indipendente che lavora con il settore privato e pubblico su diversi temi, tra cui la fragilità sociale, l’inclusione socio-economica dei migranti, la migrazione del lavoro, lo sviluppo umano e la ricostruzione delle comunità.

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