Giovani, Pace e Sicurezza: Un’agenda di cambiamento

2250

Dove:

Globale

Cosa facciamo:

Le grandi sfide globali di oggi—i conflitti violenti, i cambiamenti climatici e la povertà—potranno essere affrontati solo attraverso più generazioni. C’è, da questo punto di vista, un senso sempre maggiore che i giovani saranno i primi a subire le conseguenze di come cambierà il mondo, se non le stanno già subendo, e per questa regione dovrebbero essere più coinvolti nei processi per definire e scegliere possibili soluzioni. Nel dicembre 2015, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato la Risoluzione 2250, che ha riconosciuto il bisogno di coinvolgere i giovani nei processi decisionali a livello locale, nazionale e internazionale, e di creare meccanismi che permetteranno loro di partecipare in modo significativo ai processi di pace.

La Risoluzione 2250 è un documento di riferimento per il modo in cui crea un’agenda globale su Giovani, Pace e Sicurezza, e per come riconosce che i giovani hanno ogni diritto di affrontare le sfide di oggi, adesso esattamente come quando saranno adulti. L’età non dovrebbe essere più un limite alla partecipazione—dovrebbe essere una pre-condizione.

Ma non lo è. Toppo frequentemente, i giovani continuano a rimanere esclusi dalle decisioni che influenzeranno le loro vite. Sistemi politici e sociali continuano a marginalizzare le voci dei giovani a causa della loro mancanza d’esperienza. I giovani e le organizzazioni da loro guidate sono raramente appoggiate con risorse e opportunità adeguate.

Perchè:

Come gli esempi di Malala Yousafzai e Greta Thunberg dimostrano, i giovani non hanno soltanto il desiderio di essere coinvolti, ma anche la capacità d’influenzare dibatti sia all’interno della società che a livello globale. Questi esempi, e molti altri che non hanno ancora generato titoli di giornale, mostrano il bisogno di dare ai giovani lo spazio per guidare e prendere decisioni. Questo significa che i giovani devono potersi sedere ai tavoli dove le decisioni relative alla pace e alla sicurezza sono prese, e sentire che le loro voci sono prese in considerazione tanto quanto quelle di altri attori. E significa che quest’ultimi devono saper rinunciare al controllo sulle decisioni, e che ai giovani dovrebbero essere date le opportunità e le risorse per prenderlo.

La teoria del cambiamento dietro al nostro lavoro è la seguente: se noi diamo maggiore visibilità a quello che i giovani stanno facendo, e che potrebbero fare, per affrontare questioni legate alla pace e alla sicurezza (a livello nazionale e internazionale), e se le istituzioni e gli attori competenti capiscono il valore che può derivare da una maggiore partecipazione dei giovani; allora i giovani avranno lo spazio e le risorse per diventare sempre più impegnati nei processi decisionali relativi alla pace e alla sicurezza.

AP lavora con ONG e altre istituzioni in modo che queste possano capire e promuovere la partecipazione dei giovani a processi di peacebuilding e sicurezza. Sotto questa iniziativa, AP conduce ricerca e analisi; lavora su attività di advocacy e sensibilizzazione, principalmente attraverso seminari con agenzie che si occupano di questi temi e attraverso vari tipi di pubblicazioni; e appoggia attori che sono direttamente impegnati in processi di peacebuilding.

Impatto:

AP ha assistito varie istituzioni coll’obiettivo di valutare e migliorare i modi in cui possono promuovere la partecipazione dei giovani. Al momento stiamo per esempio lavorando con il United States Institute of Peace (USIP) nel valutare il suo portfolio di attività focalizzate sulla partecipazione dei giovani ai processi di peacebuilding, che includono progetti in Afghanistan, Kenya, Kyrgyzstan, Myanmar, Pakistan, Sud Sudan e Tunisia. Nell’ultimo anno abbiamo anche completato valutazioni di progetti mirati a promuovere il ruolo dei giovani e realizzati da Search for Common Ground in Medio Oriente (Libano e Tunisia) e in Africa sub-sahariana (Kenya, Nigeria e Tanzania).

Nel marzo 2019 abbiamo lanciato una call per raccogliere articoli da parte di giovani ricercatori/ ricercatrici, attivisti/ attiviste e rappresentanti di organizzazioni guidate da giovani o focalizzate sui giovani. Questi articoli rappresentano esperienze da tutto il mondo e saranno pubblicati durante nel 2019.

Esperti:

Celina del Felice, Bernardo Monzani, Bernardo Venturi

Articoli e pubblicazioni:

C’è ancora tempo: Arte e peacebuilding tra Kosovo e Serbia Vana Filipovski (5 novembre 2019)

“Quanto sono efficaci le piattaforme digitali per contrastare l’estremismo violento tra i giovani?” Saagarika Dadu and Aleksandra Lasota (22 ottobre 2019)

Il dialogo tra i giovani: Un modo per prevenire la violenza in Burundi” Tatien Nkeshimana (7 ottobre 2019)

Parlando di pace a Teheran” Yalda Khosravi (23 settembre 2019)

L’impegno dei giovani per il disarmo nucleare: Un modo per ripensare la pace e la sicurezza” Anna Ikeda (31 luglio

Voce senza opportunità: Capire le sfide per la partecipazione dei giovani in Tunisia” Alissa Pavia (12 luglio 2019)

Usare voci positive per contrastare la radicalizzazione della gioventù in Nigeria” Vivienne Bamgboye (28 giugno 2019)

Dal cortile alle Nazioni Unite: l’iniziativa PeaceMentors in Iran” Shadi Rouhshahbaz (13 giugno 2019)

Rafforzare la resilienza dei giovani attraverso l’imprenditoria sociale nelle Filippine” Maria Angel Abad (28 maggio 2019)

La Consultazione Europea sulla Risoluzione ONU 2250 su Giovani, Pace e Sicurezza” Federica Sustersic (19 febbraio 2018)

Sviluppare la ricerca sulle organizzazioni giovanili attive nel peacebuilding” Rashmi Thapa (16 ottobre 2017)

Partners:

Search for Common Ground (SFCG)

United States Institute of Peace (USIP)