{"id":17039,"date":"2019-11-19T18:13:30","date_gmt":"2019-11-19T17:13:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.peaceagency.org\/can-social-contact-reduce-prejudice-exploring-the-assumption-in-nigeria\/"},"modified":"2021-09-14T16:39:28","modified_gmt":"2021-09-14T14:39:28","slug":"can-social-contact-reduce-prejudice-exploring-the-assumption-in-nigeria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.peaceagency.org\/it\/can-social-contact-reduce-prejudice-exploring-the-assumption-in-nigeria\/","title":{"rendered":"DAVVERO LE RELAZIONI SOCIALI RIDUCONO I PREGIUDIZI? CERCHIAMO DI DIMOSTRARE CI\u00d2 CHE VIENE DATO PER SCONTATO IN NIGERIA"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><div style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;\" class=\"sharethis-inline-share-buttons\" ><\/div><p>[vc_row css_animation=&#8221;&#8221; row_type=&#8221;row&#8221; use_row_as_full_screen_section=&#8221;no&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; angled_section=&#8221;no&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; background_image_as_pattern=&#8221;without_pattern&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1622129939550{padding-right: 5% !important;padding-left: 5% !important;}&#8221; z_index=&#8221;&#8221;][vc_column][vc_column_text]<em>Quest\u2019articolo fa parte del lavoro di AP in supporto all\u2019implementazione dell\u2019Agenda Giovani, Pace e Sicurezza, come questa \u00e8 stata definita dalla Risoluzione 2250 (2015) del Consiglio di Sicurezza ONU. Per scoprire di pi\u00f9 sul nostro lavoro e leggere gli articoli gi\u00e0 pubblicati, visita\u00a0<a href=\"https:\/\/www.peaceagency.org\/en\/activities\/advocacy\/youth-peace-security\/\">questa pagina.<\/a><\/em><\/p>\n<p>In questi ultimi anni c\u2019\u00e8 stato un incremento nel numero di progetti di peacebuilding che cercano di favorire il contatto fra membri di gruppi in conflitto al fine di diminuire il pregiudizio reciproco e la discriminazione. Nelle intenzioni dei responsabili della realizzazione di queste iniziative, una riduzione dei pregiudizi e della discriminazione nei soggetti target porterebbe ad una maggiore cooperazione tra gruppi, a minori conflitti in tutta la societ\u00e0 e \u2013 potenzialmente \u2013 a una pace e una stabilit\u00e0 a lungo termine. Nonostante ci\u00f2, rimane ancora aperta una questione cruciale, ovveri se sia vero che il contatto tra membri di gruppi in conflitto migliori in effetti il loro modo di relazionarsi? \u00c8 importante riconoscere che la progettazione di questi interventi si basa su un presupposto che viene raramente messo in discussione. Per progettare in maniera efficace futuri interventi, \u00e8 dunque necessario dimostrare che il contatto sociale riduca effettivamente i pregiudizi e le discriminazioni.<\/p>\n<p>Il presupposto che il contatto fra gruppi in conflitto migliori le relazioni tra gli stessi si ritrova spesso nella progettazione di iniziative di peacebuilding, ma trae le sue origini dall\u2019ipotesi sul contatto sociale delineata per la prima volta da Gordon Allport in <a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/TheNatureOfPrejudice\/page\/n17\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cLa natura del pregiudizio\u201d<\/a>. L\u2019ipotesi sostiene che il contatto interpersonale tra individui appartenenti a gruppi ostili, se strutturato all\u2019interno di contesto cooperativo, dovrebbe ridurre i pregiudizi, promuovere rapporti amichevoli e, di conseguenza, migliorare la relazione tra i gruppi. Come originariamente proposto da Allport, il contatto sociale tra gruppi in conflitto dovrebbe ridurre i pregiudizi, in primo luogo, aumentando la conoscenza dell\u2019altro gruppo, in secondo luogo, riducendo la paura nei confronti degli individui appartenenti all\u2019altro gruppo e, infine, aumentando l\u2019empatia verso colui che veniva precedentemente percepito come \u201cnemico\u201d. Tuttavia, gli effetti del contatto sociale intergruppo variano da un gruppo etnico all\u2019altro e sono seriamente influenzati dalla gravit\u00e0 delle ostilit\u00e0 pregresse e della violenza che si \u00e8 verificata in quello specifico contesto.<\/p>\n<p>Nonostante la quantit\u00e0 di letteratura accademica ispirata alla teoria di Allport, c\u2019\u00e8 <a href=\"https:\/\/www.overcominghateportal.org\/uploads\/5\/4\/1\/5\/5415260\/prejudice_reduction-what_works.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">una carenza di studi sperimentali sul contatto ed i pregiudizi tra gruppi<\/a>. Sebbene l\u2019affermazione fondamentale della teoria del contatto sociale \u2013 cio\u00e8 che il contatto sociale positivo, a lungo termine e di pari status sociale con i membri del gruppo esterno diminuisca i pregiudizi \u2013 sia stata ampiamente applicata nei progetti di peacebuilding, la teoria non \u00e8 mai stata testata direttamente in un ambiente in cui \u00e8 in corso un conflitto. Questo \u00e8 uno dei motivi per cui, nel 2014, un team di ricercatori della New York University (NYU) ha deciso di condurre <a href=\"https:\/\/www.nyu.edu\/projects\/scacco\/files\/Scacco_Warren_UYVT.pdf\">un test sperimentale sulla Social Contact Theory in Nigeria<\/a>. Con il sostegno dell\u2019United States Institute of Peace (USIP), i ricercatori della NYU hanno progettato e realizzato un esperimento sul campo in un contesto di conflitto, l\u2019 Urban Youth Vocational Training Program (UYVT).<\/p>\n<p>Il programma UYVT \u00e8 stato realizzato a Kaduna, una citt\u00e0 nigeriana con circa un milione di cittadini situata al crocevia tra il Nord del paese, prevalentemente musulmano, ed il Sud, a maggioranza cristiana. La citt\u00e0 \u00e8 meno ricca di altre citt\u00e0 della Nigeria meridionale, con livelli di disoccupazione pi\u00f9 elevati e un reddito pro capite inferiore. La regione ha inoltre alle spalle <a href=\"https:\/\/www.refworld.org\/docid\/3f4f594b0.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">una storia di violenza interreligiosa<\/a>, con scontri tra cristiani e musulmani che, a partire dal 1999, hanno causato almeno 10.000 morti. I disordini hanno anche portato ad <a href=\"https:\/\/scholar.harvard.edu\/files\/glaeser\/files\/the_political_economy_of_hatred.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">un\u2019elevata segregazione abitativa<\/a> e ad una diminuzione dei contatti sociali tra i due gruppi religiosi.<\/p>\n<p>Il programma realizzato dalla NYU ha riunito un campione casuale di giovani cristiani e musulmani di et\u00e0 compresa tra i 18 e i 25 anni, provenienti dai quartieri svantaggiati e pi\u00f9 soggetti alla violenza della citt\u00e0 di Kaduna, e ha offerto loro un corso di formazione informatica della durata di sedici settimane. La formazione \u00e8 stata concepita per verificare se e come il contatto prolungato tra i due gruppi avrebbero ridotto i pregiudizi e le discriminazioni e incoraggiato la cooperazione tra i due gruppi.\u00a0 Gli studenti e gli istruttori non erano a conoscenza dello scopo principale dello studio, ma hanno partecipato all\u2019 UYVT considerandolo un programma di empowerment educativo rivolto alle comunit\u00e0 svantaggiate.<\/p>\n<p>I risultati dell\u2019esperimento sono molto interessanti per quegli operatori che sostengono fortemente i benefici del contatto sociale nel peacebuilding. In primo luogo, i ricercatori non hanno notato alcun cambiamento significativo in relazione ai pregiudizi tra i partecipanti. Il pregiudizio, a quanto pare, resiste fortemente al cambiamento. Hanno tuttavia registrato un aumento della generosit\u00e0 nei confronti dell\u2019altro gruppo ed una generale diminuzione dei comportamenti discriminatori. Sostanzialmente, le attitudini sono lente a cambiare nei contesti di conflitto, ma \u00e8 possibile promuovere un cambiamento comportamentale significativo grazie ad interventi progettati per promuovere il contatto sociale tra i gruppi in conflitto. Inoltre, concentrando la formazione sull\u2019acquisizione di competenze estremamente pratiche- come ad esempio l\u2019informatica- invece che su attivit\u00e0 di educazione alla pace, i ricercatori si sono resi conto che il solo relazionarsi in un contesto positivo possa essere sufficiente a cambiare i comportamenti dei partecipanti, senza alcuna attivit\u00e0 specificatamente collegata alla \u201cpace\u201d.<\/p>\n<p>Dimostrare l\u2019esistenza effettiva di una correlazione tra il contatto di gruppi in conflitto e la riduzione dei pregiudizi ha un forte impatto sulla la progettazione di iniziative di peacebuilding. Secondo il team di ricerca il programma stesso ha spinto i partecipanti, ad esempio, a manifestare una maggiore generosit\u00e0 nei confronti dell\u2019altro gruppo. Questo vale anche per la cooperazione tra i gruppi. I progettisti dovrebbero quindi dare la priorit\u00e0 allo sviluppo di contenuti formativi validi che possano attirare partecipanti provenienti da ambienti svantaggiati e non solo volontari dalla mentalit\u00e0 gi\u00e0 \u201caperta\u201d ed alla ricerca di opportunit\u00e0 di educazione alla pace. Inoltre, per ottenere cambiamenti a lungo termine, potrebbe essere pi\u00f9 realistico ed utile porsi come obiettivo un cambiamento comportamentale, piuttosto che la riduzione dei pregiudizi. Come hanno sottolineato i ricercatori della NYU, aumentare la generosit\u00e0 e favorire un modo di rapportarsi cooperativo con l\u2019altro gruppo, indipendentemente dai pregiudizi interni, pu\u00f2 essere un obiettivo pi\u00f9 facilmente realizzabile che concentrarsi su atteggiamenti che sembrano resistenti al cambiamento.<\/p>\n<p>Troppo spesso i progetti di peacebuilding sono concepiti sulla base del presupposto che questo articolo ha cercato di mettere in discussione, cio\u00e8 che semplicemente riunendo le persone per discutere di questioni di pace, il pregiudizio tra gruppi in conflitto possa diminuire. I progetti di peacebuilding basati sul contatto tra individui si concentrano spesso sull\u2019attuazione piuttosto che su una solida valutazione e sono spesso sprovvisti di un quadro rigoroso e sistematico per una raccolta dati che verifichi se \u00e8 avvenuto un effettivo cambiamento nei comportamenti dei partecipanti. Inoltre, questi progetti di peacebuilding <a href=\"https:\/\/www.nyu.edu\/projects\/scacco\/files\/Scacco_Warren_UYVT.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">coinvolgono spesso persone che sono tendenzialmente gi\u00e0 inclini a instaurare dei contatti pacifici.<\/a> Per questo motivo, sarebbe opportuno contestare il presupposto che la pace \u00e8 il risultato garantito di una maggiore interazione sociale, progettando interventi che tengano conto dei risultati di un esperimento sul campo di grande impatto come quello qui preso in esame.<\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/in\/federica-mikael-sustersic-79483a127\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Federica Mikael Sustersic<\/a> \u00e8 una specialista del peacebuilding e della trasformazione dei conflitti con un forte interesse per l\u2019agenda Giovani, Pace e Sicurezza. Federica ha ottenuto un master europeo in Diritti umani e democratizzazione e ha recentemente finito un Master in Diplomazia culturale. Lavora come consulente e anche come designer di esperienza immersiva e trasformativa nel campo dei diritti umani e del multiculturalismo.<\/em>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>19\/11\/2019 &#8211; Federica Susterisic &#8211; In questi ultimi anni c\u2019\u00e8 stato un incremento nel numero di progetti di peacebuilding che cercano di favorire il contatto fra membri di gruppi in conflitto al fine di diminuire il pregiudizio reciproco e la discriminazione. <\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":17040,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[740],"tags":[258,348,297],"class_list":["post-17039","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-insight","tag-africa","tag-nigeria-it","tag-peacebuilding-it"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>DAVVERO LE RELAZIONI SOCIALI RIDUCONO I PREGIUDIZI? 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