{"id":17165,"date":"2017-11-16T18:09:07","date_gmt":"2017-11-16T17:09:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.peaceagency.org\/peace-in-libya-is-no-longer-a-priority-for-italy\/"},"modified":"2021-09-14T16:45:28","modified_gmt":"2021-09-14T14:45:28","slug":"peace-in-libya-is-no-longer-a-priority-for-italy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.peaceagency.org\/it\/peace-in-libya-is-no-longer-a-priority-for-italy\/","title":{"rendered":"LA PACE IN LIBIA NON \u00c8 PI\u00d9 UNA PRIORIT\u00c0 PER L\u2019ITALIA"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><div style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;\" class=\"sharethis-inline-share-buttons\" ><\/div><p>[vc_row css_animation=&#8221;&#8221; row_type=&#8221;row&#8221; use_row_as_full_screen_section=&#8221;no&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; angled_section=&#8221;no&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; background_image_as_pattern=&#8221;without_pattern&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1622129939550{padding-right: 5% !important;padding-left: 5% !important;}&#8221; z_index=&#8221;&#8221;][vc_column][vc_column_text]A quasi due anni dalla firma dell\u2019accordo di Skhirat in Marocco, che aveva fatto sperare che la pace potesse arrivare in Libia, la strategia italiana nei confronti del paese \u00e8 cambiata. Da un approccio di sostegno alla stabilit\u00e0, in cui il governo italiano s\u2019impegnava ad appoggiare la riconciliazione nazionale, si \u00e8 passati a una strategia focalizzata sui migranti. Lo stimolo per questo cambiamento \u00e8 principalmente legato alla politica italiana: \u00e8 infatti conciso perfettamente col cambio di governo nel dicembre 2016, in cui l\u2019allora Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni \u00e8 diventato Presidente del Consiglio. Per quanto giustificato in Italia, <strong>in Libia questo cambiamento ora alimenta il rischio concreto di aumentare l\u2019instabilit\u00e0 e la violenza.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019accordo\u00a0di Skhirat, siglato a dicembre 2015, doveva dare nuovo vigore al dialogo politico nazionale sponsorizzato dall\u2019ONU, creando un governo d\u2019accordo nazionale (<em>government of national accord<\/em>, o GNA) come strumento per sanare le divisioni politiche tra le fazioni (e milizie) della Libia occidentale e quelle della Libia orientale. Ma il successo iniziale \u00e8 durato poco, e <a href=\"https:\/\/www.crisisgroup.org\/middle-east-north-africa\/north-africa\/libya\/libya-no-political-deal-yet\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">il dialogo nazionale ancora non ha portato alcun risultato<\/a>, nonostante continui incontri (l\u2019ultimo in ottobre). Intanto, la situazione umanitaria continua ad aggravarsi in tutto il paese.<\/p>\n<p>In tutto questo,<strong> l\u2019impegno della societ\u00e0 civile libica per risolvere conflitti e promuovere la riconciliazione e la pace va invece avanti.<\/strong> Una ricerca dalla Durham University, per esempio, ha analizzato come <a href=\"https:\/\/www.britishcouncil.org\/organisation\/policy-insight-research\/insight\/security-stability\/libya-stability-crisis\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">il ruolo di trib\u00f9, famiglie e forme associative tradizionali si sia evoluto in questi ultimi anni per colmare il vuoto lasciato dalle autorit\u00e0 libiche nel gestire i processi decisionali a livello comunitario<\/a>. A questo si accompagnano le continue iniziative di varie ONG, come per esempio VNG International e il <em>Centre for Innovative Local Governance, <\/em>che a settembre <a href=\"https:\/\/libyainternationalpeaceforum.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">hanno portato assieme diversi rappresentanti di municipalit\u00e0 e societ\u00e0 civile libiche<\/a> per parlare del loro supporto alla costruzione della pace.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 civile continua in altre parole a mandare avanti importanti iniziative di dialogo e riconciliazione anche quando i politici non possono o non vogliono farlo. Ma quello che essa pu\u00f2 realizzare rimane limitato dalla mancanza di risorse e di sostegno. E su questo fronte<del><\/del> l\u2019assenza di un contributo da parte dell\u2019Italia \u00e8 cospicua.<\/p>\n<p>Laddove col concordato di Skhirat l\u2019Italia s\u2019impegnava, infatti, a dare la priorit\u00e0 all\u2019inclusivit\u00e0 di un accordo politico nazionale, la strategia del governo \u00e8 oggi focalizzata quasi esclusivamente su<del><\/del> migrazione e sicurezza. Questo cambiamento \u00e8 evidente nelle principali decisioni prese dalla fine del 2016 a oggi: il <a href=\"http:\/\/www.euronews.com\/2017\/02\/02\/italy-libya-sign-agreement-to-curb-flow-of-migrants-to-europe\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">trattato siglato tra l\u2019Italia e il governo d\u2019accordo nazionale<\/a> a febbraio, finalizzato ad aumentare le capacit\u00e0 della guardia costiera libica nel controllare il traffico dei migranti; le <a href=\"http:\/\/sicurezzainternazionale.luiss.it\/2017\/09\/07\/incontro-tra-minniti-e-haftar-a-bengasi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">varie visite del Ministro dell\u2019Interno Marco Minniti in Libia<\/a>; e le <a href=\"http:\/\/www.today.it\/politica\/khalifa-haftar-roma-26-settembre-2017.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">aperture parallele al generale Khalifa Haftar<\/a>, l\u2019uomo forte dietro le fazioni dell\u2019est, e all\u2019Egitto che lo sostiene (<a href=\"http:\/\/www.ilpost.it\/2017\/08\/15\/giulio-regeni-ambasciatore-italia-cairo-egitto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">l\u2019Italia ha rimandato il suo ambasciatore al Cairo in agosto<\/a>, dopo averlo richiamato per 16 mesi a seguito dell\u2019uccisione del ricercatore italiano Giulio Regeni).<\/p>\n<p>L\u2019abbandono della pace e della riconciliazione come obiettivi della politica italiana in Libia pu\u00f2 sembrare giustificato davanti alla minaccia che i flussi di migranti rappresentano per l\u2019Italia e per l\u2019Europa, ma \u00e8 una scelta miope e rischiosa, per tre ragioni.<\/p>\n<p>In primo luogo, <strong>la strategia italiana non prende adeguatamente in considerazione le dinamiche di conflitto in Libia<\/strong>. In un paese in cui centinaia di milizie e fazioni si contendono il potere, la stabilit\u00e0 \u00e8 determinata da alleanze che mutano in base all\u2019appoggio, alle opportunit\u00e0 e alle risorse messe a disposizione da attori internazionali. Senza un\u2019analisi pi\u00f9 inclusiva, <a href=\"https:\/\/www.clingendael.org\/sites\/default\/files\/2017-10\/crisesalert-3-entering-the-lions-den-local-militias-and-governance-in-libya.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">l\u2019approccio dell\u2019Italia non solo pu\u00f2 non riuscire a contribuire a un accordo, ma anzi pu\u00f2 alimentare nuove violenze tra fazioni<\/a>.<\/p>\n<p>Secondo, l\u2019attenzione sui migranti sacrifica obiettivi a lungo termine a favore di quelli a breve termine. <strong>La sicurezza dell\u2019Italia e dell\u2019Europa pu\u00f2, infatti, essere garantita solamente da una Libia stabile, democratica e rispettosa dei diritti e delle opinioni dei propri cittadini<\/strong>. Il sostegno all\u2019accordo di Skhirat, per quanto imperfetto, rispondeva a questa logica, mirando a trovare una soluzione tra leader politici da cui potesse beneficiare l\u2019intera popolazione. Le decisioni dell\u2019ultimo anno invece aumentano il potere delle \u00e9lite a scapito dei cittadini, <a href=\"https:\/\/www.libyaherald.com\/2017\/08\/16\/a-miserable-summer-in-tripoli\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">le cui condizioni di vita continuano a peggiorare<\/a>.<\/p>\n<p>Terzo, gli accordi stretti tra Italia e Libia, col consenso dell\u2019Unione Europea, <strong>hanno creato un nuovo problema<\/strong>: una crisi umanitaria riguardante le decine di migliaia di migranti ora bloccati nei centri di detenzione libici. Queste persone <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/world\/2017\/oct\/30\/libyan-migrants-detention-centres-europe-unhcr\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">vivono in condizioni tragiche<\/a>, e <a href=\"http:\/\/www.unric.org\/it\/attualita\/32123-il-capo-dei-diritti-umani-dellonu-ha-espresso-sconforto-per-la-sofferenza-dei-migranti-in-libia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">direttamente imputabili alle politiche europee<\/a>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 ancora troppo tardi per promuovere la stabilit\u00e0 in Libia, ma un cambiamento strategico nelle politiche italiane ed europee \u00e8 necessario. Per fare questo, il governo italiano deve mettere la pace e la riconciliazione al centro delle proprie strategie e impegnarsi per una pi\u00f9 grande inclusivit\u00e0 a livello di dialogo politico e il pieno rispetto dei diritti umani.<\/p>\n<p><em>Foto: Human Rights Watch (2015)<\/em>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>16\/11\/2017 &#8211; Bernardo Monzani &#8211; A quasi due anni dalla firma dell\u2019accordo di Skhirat in Marocco, che aveva fatto sperare che la pace potesse arrivare in Libia, la strategia italiana nei confronti del paese \u00e8 cambiata.<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":17166,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[740],"tags":[258,372,295,297,342],"class_list":["post-17165","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-insight","tag-africa","tag-libya-it","tag-peace-it","tag-peacebuilding-it","tag-societa-civile"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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