{"id":17209,"date":"2017-02-08T15:06:36","date_gmt":"2017-02-08T14:06:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.peaceagency.org\/the-new-italian-national-action-plan-on-women-peace-and-security-strengths-and-weaknesses\/"},"modified":"2021-09-14T16:13:01","modified_gmt":"2021-09-14T14:13:01","slug":"the-new-italian-national-action-plan-on-women-peace-and-security-strengths-and-weaknesses","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.peaceagency.org\/it\/the-new-italian-national-action-plan-on-women-peace-and-security-strengths-and-weaknesses\/","title":{"rendered":"NUOVO PIANO D\u2019AZIONE NAZIONALE ITALIANO SU DONNE, PACE E SICUREZZA: PUNTI DI FORZA E LIMITI"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><div style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;\" class=\"sharethis-inline-share-buttons\" ><\/div><p>[vc_row css_animation=&#8221;&#8221; row_type=&#8221;row&#8221; use_row_as_full_screen_section=&#8221;no&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; angled_section=&#8221;no&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; background_image_as_pattern=&#8221;without_pattern&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1622129939550{padding-right: 5% !important;padding-left: 5% !important;}&#8221; z_index=&#8221;&#8221;][vc_column][vc_column_text]A dicembre 2016, \u00e8 stato adottato il <strong><a href=\"http:\/\/www.cidu.esteri.it\/NR\/rdonlyres\/469DB412-E452-4905-AB23-CCE7245C0D35\/49124\/Piano132520162019.pdf\">terzo Piano d\u2019Azione Nazionale (PAN) italiano su Donne, Pace e Sicurezza<\/a> 2016-2019<\/strong>. L\u2019adozione del PAN, che si colloca nel solco gi\u00e0 tracciato dai due precedenti piani, \u00e8 stato bene accolto dalla societ\u00e0 civile e rappresenta il continuo e rinnovato impegno dell\u2019Italia per la messa in opera della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1325 (2000) e successive risoluzioni. Le novit\u00e0 del PAN, che riprende nella struttura e negli obiettivi le precedenti versioni, sono molteplici e positive.<\/p>\n<p><strong>I punti di forza<\/strong><\/p>\n<p>Innanzitutto, lo sviluppo del piano ha visto anche il <strong>coinvolgimento attivo di numerosi attori della societ\u00e0 civile,\u00a0<\/strong>gi\u00e0 attiva su questioni di donne, pace e sicurezza, organizzati nella Piattaforma Genere Interventi e Processi di Pace (GIPP)<a href=\"https:\/\/itonweb.com\/index.php\/2017\/02\/08\/unsc1325_women-peace-security-italy\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0di recente istituzione. Le consultazioni, che si sono tenute tra luglio e novembre 2016, hanno consentito un dialogo costruttivo su elementi chiave del piano ed hanno avuto come esito l\u2019accoglimento di alcune sostanziali proposte di modifica del testo presentate dalla Piattaforma al Comitato Interministeriale per i Diritti Umani (CIDU) del Ministero degli Esteri, responsabile per la redazione del documento.<\/p>\n<p>In particolare, il <strong>riferimento alle donne quali agenti di cambiamento e al potere trasformativo della risoluzione UNSCR 1325 <\/strong>\u00e8 stato fortemente voluto dalla societ\u00e0 civile. Come infatti pi\u00f9 volte sottolineato nel corso delle consultazioni, la UNSCR 1325 non mira solo a promuovere una maggiore partecipazione delle donne nelle istituzioni preposte al mantenimento della pace e nei processi di pace, ma a contribuire a una trasformazione di tali istituzioni e delle modalit\u00e0 di risoluzione dei conflitti in un\u2019ottica non-violenta e inclusiva.<\/p>\n<p>In pi\u00f9, il PAN per la prima volta avr\u00e0 un <strong>budget dedicato alla sua messa in opera<\/strong> grazie ad un emendamento presentato alla Legge di Bilancio 2017 dalla Deputata Socialista Pia Locatelli. Grazie a questo intervento sono stati infatti stanziati due milioni di euro (un milione per il primo anno e un milione per i due anni successivi).<\/p>\n<p>Infine, il nuovo PAN valorizza un <strong>approccio integrato<\/strong> delle varie iniziative governative in questo ambito compresa la politica estera, la cooperazione allo sviluppo, la sicurezza e la difesa. A questo si aggiunge l\u2019impegno a coinvolgere i vari <em>stakeholder<\/em> istituzionali e attori non-governativi, in particolare societ\u00e0 civile e accademia, nella messa in opera del piano.<\/p>\n<p><strong>I limiti<\/strong><\/p>\n<p>Tra le debolezze dell\u2019attuale PAN, vi \u00e8 la<strong> mancanza un approccio solido legato al peacebuilding<\/strong>, settore di riferimento per le politiche di genere, pace e sicurezza. L\u2019approccio integrato di cui sopra, in mancanza di chiarezza concettuale sui confini del peacebuilding e sulla sua natura, rischia di indebolire l\u2019impianto di questa politica collocandola a cavallo tra molte (la cooperazione allo sviluppo, i diritti umani, la sicurezza e difesa). Invece, l\u2019agenda di donne pace e sicurezza \u00e8 fortemente radicata nel concetto di peacebuilding che ha per definizione lo scopo di gestire, ridurre, risolvere, trasformare aspetti dei conflitti tramite la diplomazia, la mediazione e il dialogo a molti livelli e con il coinvolgimento della societ\u00e0 civile. L\u2019obiettivo ultimo \u00e8 quello di risolvere le cause radice dei conflitti in maniera non-violenta, promuovere la riconciliazione ed evitare un ritorno alla violenza.<\/p>\n<p>Inoltre, il PAN come i precedenti piani, pone un\u2019<strong>attenzione sproporzionata sulle operazioni militari <\/strong>e sulla formazione delle forze armate, mentre manca qualunque riferimento alle missioni civili a cui l\u2019Italia partecipa (incluse le <strong><a href=\"https:\/\/eeas.europa.eu\/topics\/military-and-civilian-missions-and-operations\/430\/military-and-civilian-missions-and-operations_en\">missioni CSDP<\/a><\/strong> sotto l\u2019egida dell\u2019UE molte delle quali sono civili e che svolgono funzioni di peacebuilding come la riforma del settore della sicurezza, monitoraggio di cessate il fuoco, controllo dei confini) e alla formazione dei civili sul peacebuilding e sulle questioni di donne, pace e sicurezza. L\u2019unico riferimento ad approcci alternativi e non-violenti \u00e8 incluso nell\u2019Obiettivo 2 Azione 5 che prevede il coinvolgimento del <a href=\"http:\/\/www.interventicivilidipace.org\/\">Tavolo Interventi Civili di Pace<\/a> per l\u2019integrazione di una prospettiva di genere nelle missioni di pace.<\/p>\n<p>Nonostante il focus sulle donne quali agenti di cambiamento, <strong>non \u00e8 chiaro poi come il piano intenda sostenere le donne che promuovo approccia alternativi per il raggiungimento della pace<\/strong> in contesti di conflitto. L\u2019obiettivo n. 1 sul rafforzamento del ruolo delle donne nei processi di pace, non fornisce alcuna indicazione specifica su <em>cosa<\/em> il governo italiano intenda fare in pratica per sostenere il ruolo delle donne come portatrici di cambiamento nei processi di pace, sul <em>come<\/em> e sul <em>dove<\/em>. Per rendere l\u2019impegno concreto e realizzabile, gli attori italiani dovrebbero rispondere alle seguenti questioni:<\/p>\n<ul>\n<li>In che modo l\u2019Italia intende sostenere il ruolo delle donne come agenti di cambiamento nei contesti di conflitto?<\/li>\n<li>Con quali strumenti?<\/li>\n<li>In quali paesi \/ conflitti pu\u00f2 l\u2019Italia avere un valore aggiunto?<\/li>\n<li>Quali capacit\u00e0 delle donne \/ organizzazioni di donne si intendono rafforzare? Per esempio, la capacit\u00e0 di fare advocacy sulla pace, di creare delle coalizioni attorno a temi di comune interesse, di formare giovani donne sul peacebuilding, di rafforzare le proprie capacit\u00e0 di negoziazione e mediazione?<\/li>\n<li>Quali risultati intende ottenere l\u2019Italia con tali azioni?<\/li>\n<\/ul>\n<p>Infine, <strong>non \u00e8 chiaro quale sar\u00e0 il ruolo della societ\u00e0 civile nella messa in opera del piano<\/strong>. L\u2019Obiettivo n. 6 (<em>Accrescere le sinergie con la societ\u00e0 civile per implementare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1325<\/em>) include azioni che offrono pochi spunti per capire in che modo le istituzioni italiane intendano cooperare con la societ\u00e0 civile per il raggiungimento degli scopi del PAN. Il Piano dovrebbe fornire l\u2019occasione per 1) rafforzare il dialogo tra istituzioni italiane e societ\u00e0 civile su tutti gli aspetti dell\u2019agenda donne, pace e sicurezza; 2) sostenere la societ\u00e0 civile italiana che si occupa di formazione su genere, pace e sicurezza per studenti, istituzioni e operatori del settore e 3) finanziare ONG italiane presenti in zone di conflitto e con esperienza nel peacebuilding per progetti specifici su, ad esempio, la partecipazione delle donne nei processi di pace formali ed informali, la prevenzione ed eliminazione della violenza sessuale nelle zone di conflitto, lo sviluppo di sistemi di allerta precoce che includano una dimensione di genere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/itonweb.com\/index.php\/2017\/02\/08\/unsc1325_women-peace-security-italy\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Alla Piattaforma partecipano le seguenti organizzazioni: Centro Studi Difesa Civile, Pangea ONLUS, WILPF Italia, Agenzia per il Peacebuilding, Movimento Nonviolento, Punti di Vista, Differenza Donna, Un Ponte per\u2026, A Sud ed alcune esperte indipendenti.<\/em>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>08\/02\/2017 &#8211; Giulia Pasquinelli &#8211; A dicembre 2016, \u00e8 stato adottato il terzo Piano d\u2019Azione Nazionale (PAN) italiano su Donne, Pace e Sicurezza 2016-2019. 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