{"id":17238,"date":"2016-05-10T16:34:31","date_gmt":"2016-05-10T14:34:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.peaceagency.org\/italys-contribution-in-libya-and-the-lessons-from-lebanon\/"},"modified":"2021-09-14T16:03:02","modified_gmt":"2021-09-14T14:03:02","slug":"italys-contribution-in-libya-and-the-lessons-from-lebanon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.peaceagency.org\/it\/italys-contribution-in-libya-and-the-lessons-from-lebanon\/","title":{"rendered":"IL CONTRIBUTO ITALIANO IN LIBIA E GLI INSEGNAMENTI DEL LIBANO"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><div style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;\" class=\"sharethis-inline-share-buttons\" ><\/div><p>[vc_row css_animation=&#8221;&#8221; row_type=&#8221;row&#8221; use_row_as_full_screen_section=&#8221;no&#8221; type=&#8221;full_width&#8221; angled_section=&#8221;no&#8221; text_align=&#8221;left&#8221; background_image_as_pattern=&#8221;without_pattern&#8221; css=&#8221;.vc_custom_1622129939550{padding-right: 5% !important;padding-left: 5% !important;}&#8221; z_index=&#8221;&#8221;][vc_column][vc_column_text]<strong>La partecipazione dell\u2019Italia all\u2019intervento di stabilizzazione in Libia, annunciata pi\u00f9 di un anno fa, \u00e8 ormai imminente.<\/strong> Il 16 dicembre 2015, le principali fazioni politiche nel paese hanno infatti siglato <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/esteri\/2015\/12\/17\/news\/libia_firmato_accordo_onu_per_governo_di_unita_nazionale-129680815\/\">un accordo per formare un governo di unit\u00e0 nazionale<\/a>, una delle condizioni previste per l\u2019impegno italiano. La data di lancio dell\u2019intervento si avvicina e la domanda che viene pertanto naturale \u00e8: come pu\u00f2 il governo italiano contribuire alla pace in Libia e al tempo stesso minimizzare i rischi legati all\u2019intervento in un paese fragile e a rischio di conflitto?<\/p>\n<p>La nostra ipotesi \u00e8 che l\u2019esperienza in Libano, dove l\u2019Italia \u00e8 impegnata dal 2008, possa rivelarsi un efficace punto di partenza. Una riflessione sui successi e sulle difficolt\u00e0 di quell\u2019intervento pu\u00f2, infatti, offrire diversi insegnamenti (lessons learned) per la pianificazione della missione in Libia e rappresenterebbe una novit\u00e0 per le agenzie italiane impegnate su temi di pace e sicurezza, tra le quali simili scambi sono quasi completamente assenti.<\/p>\n<p>Partire dall\u2019esperienza italiana in Libano \u00e8 particolarmente pertinente in virt\u00f9 di un altro fatto: il consenso che esiste riguardo al ruolo dell\u2019Italia in quel paese \u00e8 generalmente positivo, ma nessuno si \u00e8 finora sforzato di studiare le cause che hanno portato a questo successo. <strong>Che cosa ha fatto, dunque, l\u2019Italia di cos\u00ec positivo?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019intervento italiano in Libano scatt\u00f2 come risposta alla guerra del 2006 tra Israele e Hezbollah. Subito dopo la firma del cessate il fuoco, il Consiglio di Sicurezza ONU, attraverso la risoluzione 1701, affid\u00f2 il monitoraggio del nuovo accordo alla UN Interim Force in Lebanon (UNIFIL)\u2014missione gi\u00e0 attiva nel paese, ma il cui ruolo e dimensioni furono ampliate dalla risoluzione. Da allora l\u2019Italia gioca un ruolo guida nella missione, contribuendo con il secondo maggior numero di soldati (1.100) e gestendone regolarmente il comando.<\/p>\n<p>Il compito principale di UNIFIL \u00e8 di contribuire alla sicurezza, ma nel corso degli anni il mandato della missione si \u00e8 evoluto fino a includere l\u2019appoggio alle forze armate libanesi nel processo di dispiegamento nel sud del paese e l\u2019assistenza umanitaria. UNIFIL fa regolarmente uso di <a href=\"https:\/\/unifil.unmissions.org\/Default.aspx?tabid=11581&amp;language=en-US\">\u2018progetti d\u2019impatto rapido\u2019<\/a> in settori tutt\u2019altro che militari: la costruzione di cliniche, il rinnovo di spazi pubblici, etc. Il ruolo dei soldati italiani sembra quindi essere diverso da quello di altri attori. \u201c\u00c8 generalmente riconosciuto\u201d, <a href=\"https:\/\/cdlm.revues.org\/7565\">scrive Marina Calculli<\/a>, ricercatrice presso la George Washington University, \u201cche le truppe italiane sono coinvolte, pi\u00f9 che altre, in varie attivit\u00e0 civili che vanno a beneficio delle popolazioni locali, e impegnate in un dialogo politico con la leadership locale, che spesso \u00e8 pro-Hezbollah\u201d.<\/p>\n<p>E l\u2019impegno italiano nel paese va ben oltre l\u2019UNIFIL. Tra le iniziative maggiori appoggiate dall\u2019Italia c\u2019\u00e8 il programma <a href=\"http:\/\/www.localiban.org\/article5146.html\">ROSS (Riabilitazione, Occupazione, Servizi, Sviluppo)<\/a>, con cui il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) ha finanziato progetti a beneficio di 100 municipalit\u00e0 libanesi. Il MAECI ha anche appoggiato 20 ONG italiane, molte tuttora impegnate nel paese in settori dall\u2019<a href=\"http:\/\/www.gvc-italia.org\/protezione_delle_famiglie_siriane_e_libanesi_piu_vulnerabili_colpite_dalla_crisi_siriana.html\">umanitario<\/a> al <a href=\"http:\/\/www.oxfamitalia.org\/gli-sviluppi-del-programma-per-promuovere-la-salute-in-libano\/\">sociale<\/a>, e creato, nel 2009, un <a href=\"http:\/\/www.ambbeirut.esteri.it\/Ambasciata_Beirut\/Archivio_News\/090129+Tavolo+Confronto.htm\">tavolo italiano di confronto e coordinamento civile-militare<\/a>.<\/p>\n<p>Questi elementi suggeriscono un\u2019evoluzione del contributo italiano in Libano, da un approccio di puro peacekeeping, dove il fulcro \u00e8 il ruolo dei soldati nel promuovere la sicurezza, a uno di peacebuilding che mira a rafforzare le istituzioni e il nesso tra queste e i cittadini. Questo potrebbe essere una delle ragioni per il successo dell\u2019impegno italiano. Calculli ne indica altre due: il fatto di aver riconosciuto la legittimit\u00e0 di Hezbollah, scelta che altri hanno evitato, e la politica di equivicinanza, che ha permesso all\u2019Italia di mantenere la fiducia di tutte la parti in conflitto.<\/p>\n<p>Questi fattori potrebbero essere critici per garantire che il contributo italiano in Libia abbia un simile successo, ma senza maggiori sforzi per facilitare una riflessione critica sull\u2019insieme delle esperienze italiane in Libano, essi rimangono superficiali, incompleti e inutili ai fini delle decisioni politiche e strategiche che l\u2019Italia si trover\u00e0 a prendere. Va anche riconosciuto che la Libia \u00e8 molto diversa dal Libano: il paese \u00e8 ancora in uno stato di guerra civile e presenta una forte minaccia terroristica. Ciononostante, esistono anche importanti similitudini, come un contesto istituzionale ancora fragile e la presenza di milizie armate.<\/p>\n<p><strong>La proposta di AP \u00e8 quindi di lanciare un processo critico per identificare quali lessons learned dal Libano possono servire in Libia.<\/strong> Questo processo deve poter portare insieme rappresentanti da tutte le diverse realt\u00e0 impegnate in Libano: il governo e le ONG italiane, e anche i rappresentanti della societ\u00e0 civile libanese che hanno partecipato (come partner o beneficiari) a questi interventi. E deve essere basato su di un confronto aperto sia su quello che ha funzionato, sia su quello che non ha funzionato. Solo cos\u00ec si potr\u00e0 assicurare che un simile investimento possa portare a scelte politiche capaci di contribuire alla costruzione di una pace duratura in Libia.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>10\/05\/2016 &#8211; Bernardo Monzani &#8211; La partecipazione dell\u2019Italia all\u2019intervento di stabilizzazione in Libia, annunciata pi\u00f9 di un anno fa, \u00e8 ormai imminente. 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