PROMUOVERE L’IMPEGNO DEI GIOVANI PER LA PACE ATTRAVERSO RIFUGI SICURI

Quest’articolo fa parte del lavoro di AP in supporto all’implementazione dell’Agenda Giovani, Pace e Sicurezza, come questa è stata definita dalla Risoluzione 2250 (2015) del Consiglio di Sicurezza ONU. Per scoprire di più sul nostro lavoro e leggere gli articoli già pubblicati, visita questa pagina.

Tra il 2018 e il 2019, United Network of Young Peacebuilders (UNOY) ha realizzato, insieme a quattro dei suoi membri (Afghans for Progressive Thinking, la Fundación Escuelas de Paz in Colombia, Together we Build It in Libia e Youth Participation in Peace and Development in Sierra Leone), un interessante progetto di ricerca focalizzato sulle motivazioni e i fattori che favoriscono e che ostacolano il lavoro di peacebuilding fatto dai giovani nei quattro paesi-origine dei partner di progetto: Afghanistan, Colombia, Libia e Sierra Leone. Il progetto, intitolato Beyond Dividing Lines, ha coinvolto un totale di 241 persone, principalmente giovani impegnati in attività di cambiamento sociale, ad esempio l’educazione ai diritti umani nelle università, il dialogo comunitario, l’attivismo civile digitale, l’imprenditoria sociale o il volontariato in ambito umanitario. Il rapporto finale sottolinea quanto sia importanza creare e coltivare spazi in cui i giovani possano esprimersi, apprendere ed esercitare le proprie competenze e i propri diritti civili.

La ricerca ha rivelato sorprendenti somiglianze tra i quattro paesi. Quando si è chiesto loro di parlare delle loro motivazioni, per esempio, giovani attivisti di pace in tutti e quattro i contesti hanno espresso un forte impulso interiore a lavorare per il miglioramento delle loro comunità. Tutti hanno indicato come il loro lavoro segua un impulso verso l’azione e verso la ricerca di un significato, guardando al futuro ma affrontando le sfide del presente.

“I giovani sono motivati dalla trasformazione, dalla ricerca della pace interna ed esterna, per trovare qualcosa da fare che dia significato al nostro viaggio”. Giovane donna dalla Colombia.

“… il mio coinvolgimento nel settore dei media mi ha fatto contribuire alla società e mi ha portato, nel 2012, a fondare un’organizzazione giovanile per sostenere l’impegno dei giovani nella nostra società”. Giovane donna afgana.

“Per me, parlare di pace è un modo di vivere, la mia visione nella vita è quella di liberare le menti della Sierra Leone dal passato negativo e portarle verso un futuro più felice, sicuro e pacifico”. Giovane della Sierra Leone.

Tuttavia, la ricerca ha anche mostrato come, per i giovani peacebuilders, questo impulso non sia stato sufficiente per arrivare a giocare un ruolo positivo nei processi di costruzione della pace. La ricerca ha in questo senso mostrato che è necessario anche avere un ambiente favorevole. L’impegno maggiore, da parte dei giovani, è infatti visibile dove loro hanno potuto godere del sostegno e della fiducia delle loro famiglie, dei loro pari e della comunità. Molti di loro hanno menzionato l’importanza di sentirsi sicuri di esprimersi e di essere ascoltati seriamente.

“Abbiamo imparato che ci sono altri giovani che svolgono attività come noi … Ciò che sembra motivare i giovani a essere coinvolti in attività civiche è la possibilità di trovare il sostegno di altri processi giovanili, ecco perché è così importante creare reti di solidarietà”. Giovane dalla Colombia.

In totale, parlando con i giovani leader e attivisti ha fatto emergere tre elementi chiave per il successo delle loro attività di peacebuilding, e ricorrenti nei quattro paesi. Il primo è la necessità di avere il sostegno della famiglia e degli amici, soprattutto per le giovani donne. I giovani si sono sentiti più incoraggiati dove le comunità hanno appoggiato il loro attivismo. Il secondo elemento è dato dagli spazi e dalle opportunità di partecipazione: il successo è maggiore dove questi sono pluralistici e promossi dalle organizzazioni della società civile, o guidati da giovani, e visti come sicuri e informali. Tanti giovani hanno riferito di aver trovato in questi spazi la motivazione per acquisire competenze professionali e allargare le loro reti sociali. Terzo e ultimo, ci deve essere un sostegno istituzionale, in particolare da parte di governi locali o nazionali. Ad esempio, in Sierra Leone i giovani leader che hanno partecipato alla ricerca hanno tutti indicato quanto sia stato utile per loro avere un quadro giuridico per la partecipazione dei giovani, dato dalla National Youth Policy e dalla National Youth Commission Act del 2010. La ricerca ha anche trovato che i giovani sviluppano la motivazione a lavorare per la pace anche in società colpite da conflitti violenti, dove si sentono spesso spinti dalla necessità di guardare avanti e rimanere fiduciosi in un futuro di pace. Ciò è dimostrato dai vari tipi di attività organizzate dai giovani, e dal modo molto creativo in cui i giovani riescono ad aggirare molteplici ostacoli. Questo è il motivo per cui è di cruciale importanza valorizzare questa motivazione, e alimentarla.

In generale, i giovani possono tuttavia avere successo solo quando hanno trovato dei rifugi sicuri, ovvero spazi in cui si sentono benvenuti, sostenuti, fidati e liberi di condividere le loro opinioni. Ciò li porta a sentirsi accettati per quello che sono e per quello in cui credevano. E questo è possibile in spazi pluralistici, facilitati da altri giovani o da educatori professionali, che comunemente fanno parte di reti di giovani, di organizzazioni della società civile o di enti educativi. Questi spazi sono sicuri poiché sostengono i valori democratici e credono nell’importanza dell’educazione e della socializzazione dei giovani durante la difficile transizione verso l’età adulta, processo ancora più difficile nel mezzo della polarizzazione sociale e di un conflitto violento. I giovani hanno affermato di aver tratto profitto da corsi di formazione e da opportunità di crescita, ma soprattutto hanno apprezzato i legami sociali e le reti di solidarietà create attraverso queste attività.

 

Creare, e soprattutto sostenere, tali rifugi sicuri può quindi essere cruciale per accompagnare e favorire il percorso di trasformazione individuale e sociale dal conflitto violento alla pace. Da questo punto di vista, i singoli progetti possono sensibilizzare i giovani, ma solo un processo di responsabilizzazione costruito sul lungo termine, e in cui i giovani si sentano parte di un gruppo, di una rete più ampia, o di un movimento per il cambiamento sociale, li può rendere peacebuilders.

Esempi di spazi adatti ai giovani sono le scuole in cui ai giovani viene dato lo spazio per organizzare attività extracurricolari; associazioni guidate dai giovani e organizzazioni della società civile in cui i giovani possono accedere a opportunità educative ed essere appoggiati quando decidono di impegnarsi in azioni civiche; centri sociali o centri artistici, spesso di proprietà della comunità e in cui i giovani possono sviluppare attività artistiche ed esprimere liberamente le proprie opinioni; o spazi consultivi, facilitati dai governi, dove i giovani sentono di essere presi sul serio. In altre parole, spazi e attività in cui la partecipazione dei giovani è significativa e che potrebbero essere classificati come appartenenti ai gradini più alti della ‘scala della partecipazione’ sviluppata da Hart.

La scala della Partecipazione di Roger Harts

Per concludere, le opportunità create dai giovani stessi, da organizzazioni della società civile, o dalla comunità sono fondamentali per consentire l’impegno civico dei giovani. Queste attività danno la possibilità ai giovani di sviluppare la propria identità e le proprie opinioni, e allo stesso tempo conoscere loro pari, incluso coloro che vengono da gruppi considerati come ‘il nemico’, con meno pregiudizi e più rispetto. Questo contribuisce a smussare le percezioni negative che si hanno degli “altri” e umanizza tutti i gruppi, in particolare nelle società polarizzate e ferite dalla violenza. Supportare, sostenere, migliorare e ampliare gli spazi per i giovani sono compiti fondamentali per continuare a promuovere lo sviluppo della democratizzazione e gli sforzi di costruzione della pace.

Celina Del Felice è Senior Advisor dell’Agenzia per il Peacebuilding. Ha scritto questo articolo a nome del team responsabile del progetto di ricerca, che era composto da Rashmi Thapa, Ali Fayez, Rawan Khalfalla, Nathalie del Mar Legro, Elmhadi Mohamed Abdulsalam, Khatera Danish, Juan Valderrama, Melvin Sharty, Mamie Kanyako.